Valerio Capasa ospite della seconda serata di ArteMare 2016 Valerio Capasa ospite della seconda serata di ArteMare 2016

ArteMare 2016 va al cuore dell’«Innominato» In evidenza

Dopo la serata inaugurale a suon di blues condotta dal poeta Davide Rondoni sotto il faro di Leuca, il secondo appuntamento dell’undicesima edizione della Rassegna ArteMare - Incontri di arte e cultura tra i due mari è stato affidato il 5 agosto a Valerio Capasa che sul pontile del lungomare di Santa Maria di Leuca ha dato vita alla performance intitolata Che c’è d’allegro in questo maledetto paese? Nel cuore dell’Innominato”.

La frase, pronunciata a sé stesso dalla grande figura manzoniana mentre assiste all’aria festosa che la visita del cardinale Federigo Borromeo ha suscitato nelle persone del borgo, si trova nel XXI capitolo dei Promessi Sposi. L’Innominato ha trascorso una notte insonne, dopo aver incontrato Lucia, e adesso sente delle campane che lo spingono a saltare fuori da «quel covile di pruni» che è diventato il suo letto. Che cosa succede dopo, lo sanno tutti.
«Entrare nel cuore dell’Innominato di Manzoni - ha spiegato Capasa - vuol dire entrare nel nostro cuore: nelle angosce che ci assediano e nella luce imprevista che certi incontri fanno filtrare. Una storia scritta duecento anni fa e totalmente contemporanea alla nostra vita: soprattutto per chi ha un cuore grande, per chi vuole davvero vivere».

Ospite fisso della Rassegna ArteMare, Capasa è docente di materie letterarie nei Licei e scrive di cultura e scuola per il quotidiano online ilsussidiario.net. Oltre che di diversi saggi su riviste letterarie, è autore di due libri su Cesare Pavese (Un’esigenza permanente e Lo scopritore di una terra incognita) e di altri due di critica: Dante Petrarca Giotto Simone e Lo sguardo che incontra le cose. Mondi letterari del Novecento.

«I Promessi Sposi - ha detto il professor Capasa - che dovrebbe essere il nostro romanzo fondamentale, invece è un romanzo sconosciuto. E l’Innominato è il cuore del romanzo. Si chiama così non soltanto perché il suo nome è impronunciabile, perché lui è il grande boss, ma anche perché ognuno di noi può mettere al posto di quel nome il proprio nome. Tutti quanti viviamo quello che ha vissuto l’Innominato, a prescindere dai delitti di cui il protagonista si è macchiato». Una lettura “attualizzata” che ha suscitato nei presenti il desiderio di prendere o di riprendere in mano il capolavoro del Manzoni, alla scoperta di uno spaccato umano che, anche se non sembra, riguarda tutti molto da vicino.

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