Altro che rassegnati, giovani disposti a tutto pur di lavorare © Foto di Carmelo Battiato

Altro che rassegnati, giovani disposti a tutto pur di lavorare In evidenza

Da una ricerca condotta da Acli di Roma e provincia insieme a Cisl di Roma Capitale e Rieti in collaborazione con l’Iref emerge che il 65% dei giovani romani intervistati abbia un livello alto o medio-alto di “remissività lavorativa”.

In altre parole, il campione coinvolto (più di mille ragazzi con un’età compresa fra i 16 e i 29 anni, residenti a Roma e in provincia) sarebbe disposto a rinunciare a contratti regolari e diritti acquisiti dei lavoratori pur di avere un’occupazione. I giovani associano al futuro confusione (36%), precarietà (26,6%) e angoscia (26,3%), ma anche tanta speranza (per il 61,3%). Proprio per questo, molti di loro sono disposti a rinunciare anche a diritti fondamentali dei lavoratori a condizione di avere o di mantenere un lavoro. Ad esempio, il 28,2% direbbe addio ai giorni di malattia, il 26,6% alle ferie, l’11,1% alla maternità. Percentuale a cui si aggiunge il 30,3%, che sarebbe disponibile ad accettare un impiego anche non corrispondente al suo percorso scolastico e formativo.

Perché i giovani non sono arrendevoli
A commento della ricerca, sul Corriere della Sera di oggi Dario Di Vico molto autorevolmente scrive che «mentre noi ci accapigliamo sull’aderenza o meno delle norme del Jobs act ai consolidati principi della cultura del welfare i nostri ragazzi, per paura,» sono diventati «“selvaggiamente liberisti”, sulla loro pelle per di più». Ciò che preoccupa un osservatore attento come Di Vico, così come altri che leggono l’esito dell’indagine in base all’“indice di arrendevolezza” che esprime, in realtà è il vero punto di forza. Quello da cui ripartire. Perché, se un giovane è disposto comunque a lavorare, a prescindere dalle tutele cui avrebbe diritto, vuol dire che davvero sta cambiando qualcosa. Le tutele dei lavoratori, infatti, sono nate in anni in cui il lavoro c’era. Oggi che, invece, la disoccupazione è ai suoi massimi storici, giustamente la prima preoccupazione è quella della ricerca del lavoro - informazione principale veicolata dalla ricerca di Acli e Cisl -, molto più delle garanzie a esso correlate. Ciò vuol dire che i giovani ci credono ancora e non sono per niente arrendevoli.
Carmelo Greco

Direttore responsabile di Kleos Fabrica, ha lavorato per più di dieci anni a Milano nella carta stampata, per poi convertirsi al digitale. Una conversione che ha interessato anche il suo primo romanzo, Le stagioni di Cavabella.

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