Particolare di una luminaria dei Fratelli Parisi Particolare di una luminaria dei Fratelli Parisi © Antonio Poletti

Le luci salentine dei Fratelli Parisi In evidenza

Un po’ designer, un po’ elettricista e un po’ falegname. È il ritratto dell’artigiano delle luminarie, una professione che in Salento annovera esempi pregevoli. Nata grazie alla pietà popolare e alla tecnica del riciclo di materiali poveri come legno, latta e vetro, la si può ammirare oggi in provincia di Lecce (ma anche nel resto della Puglia e in tutto il Sud) durante le feste patronali, quando le piazze vengono addobbate con una ricchezza di luci colorate da fare invidia a Versailles. Torquato Parisi lo sa per esperienza, visto che la sua famiglia da sei generazioni contribuisce allo scopo. «Prima dell’avvento dell’energia elettrica - spiega - le luminarie erano fatte da lumini devozionali. Tanti lumini insieme coincidevano con una grande devozione. I primi erano a olio, poi si passò a quelli di acetilene, fino ad arrivare alle attuali lampadine a led». Alla delegazione di imprenditori della Compagnia delle Opere in visita alla sua azienda, indica un arco riprodotto con 150 alloggiamenti per lumini a olio. Mostra anche un pisotulo e una chianca, pietre calcaree con un foro al centro che un tempo stavano ai lati delle piazze proprio per ospitare i pali che reggevano le luminarie.

Torquato ParisiInsieme al fratello Rocco, guida a Taurisano l’impresa di famiglia coadiuvato da quattro persone che lavorano all’ufficio tecnico e da una quindicina di operai. «Stiamo cercando di diversificare - dice -, ma sempre mantenendo la tradizione e la storia delle luminarie salentine. Quelle installate nelle giostre o nelle discoteche all’aperto non ci piacciono molto. La loro vera funzione è di onorare il santo». Ciò non toglie che i fratelli Parisi abbiano cominciato a puntare sull’oggettistica di design, collaborando all’arredamento d’interni di esercizi commerciali come nel caso della pasticceria Martinucci di Tricase, o affiancando giovani talentuosi come Tommaso Guerra e Mariagrazia Pontorno.

Nel 2014 sono stati chiamati alla Biennale di Venezia dallo studio Oma di Rotterdam che, con l’allora direttore della manifestazione Rem Koolhaas, ne seguiva gli allestimenti. Il progetto fu poi inglobato in una struttura di 50 metri per 7 della casa Swarovski. Di recente sono stati anche in Olanda, a Utrecht, per una festa di bambini, e in Bulgaria.

«In genere - continua Torquato Parisi - tutto parte da uno schizzo, da cui avviene la creazione e poi il taglio waterjet o pantografato. Abbiamo una nostra piccola falegnameria, perché le luminarie vanno fatte in legno, non in plastica. Ultimamente cerchiamo di semplificare e di economizzare, realizzando delle forme geometriche uniche con cui giocare di volta in volta. Ad esempio, con una nostra designer stiamo puntando alle immagini celtiche». Una volta finito, il manufatto in legno viene pitturato, prima con una mano di cementite e poi di smalto lucido bianco, ideale per far risaltare il riflesso luminoso della lampadina. «Per il montaggio nelle piazze, da un paio d’anni usiamo il sistema laser - conclude Parisi - che permette di rendere perfetta, o quasi, l’installazione». Il 19 e 20 febbraio, alla festa di San Gregorio a Nardò, lo si può andare a vedere.

 

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Carmelo Greco

Direttore responsabile di Kleos Fabrica, ha lavorato per più di dieci anni a Milano nella carta stampata, per poi convertirsi al digitale. Una conversione che ha interessato anche il suo primo romanzo, Le stagioni di Cavabella.

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