La masseria “Le Stanzie” La masseria “Le Stanzie” © Pino Valletta

La masseria «vivente» del Salento In evidenza

Donato Fersino, titolare delle “Stanzie” Donato Fersino, 54 anni, voleva fare l’agricoltore. Quando nel 1980, a 18 anni, dopo aver conseguito il diploma di geometra a Casarano, lo disse ai suoi genitori, non ne furono contenti. Avevano altro in mente per lui. Scegliere di lavorare in campagna nell’entroterra salentino, in un periodo in cui tutti la abbandonavano, appariva quantomeno controcorrente. Inoltre, la sua decisione era stata presa frettolosamente, al bar di Supersano dove era solito ritrovarsi con gli amici. Due dei quali, di qualche anno più grandi, la condivisero sposando l’idea, allora forse velleitaria, di fare qualcosa di utile per il territorio. Un’idea oggi suffragata dai fatti: «È più facile per un giovane andare fuori - dice Fersino -, che rimanere qui. Ma la guerra si combatte qui». La storia della cooperativa agricola, da cui è venuto fuori l’agriturismo “Le Stanzie”, se non proprio una guerra, di certo è stata una lunga battaglia.

Alla ricerca di un lotto di terra
«Avevamo deciso di prendere un terreno in affitto - racconta Donato Fersino -, in questo modo avremmo anche potuto verificare la nostra capacità di andare d’accordo». I tre giovani cominciano in salita. Si imbattono sia in latifondisti poco interessati a cedere i propri beni in locazione sia in proprietari timorosi che l’ingresso di estranei li avrebbe, col tempo, estromessi dalla terra. Quando sembrava che nessuno fosse disposto a venire incontro ai loro desiderata, si presentò una persona con una proposta d’acquisto: 50 ettari, con rudere annesso, nella collina che costeggiava la strada provinciale 362 tra Cutrofiano e Supersano. Costo: 179 milioni di lire. I ragazzi non possono permettersi una cifra del genere, ma l’intermediario insiste fino a convincerli, dicendo loro che esiste la possibilità di un finanziamento, con un tasso agevolato, che avrebbe coperto l’importo. Per il compromesso la Banca Popolare Sud Puglia, oggi Banca Popolare Pugliese, anticipa 20 milioni al tasso del 22,50%, un interesse nella media per quei tempi. Il mutuo, invece, è gestito dal San Paolo di Torino. Il tecnico del Gruppo piemontese, dopo il sopralluogo all’appezzamento, arriva a quotarlo 175 milioni. Ne mancano quattro che, in un eccesso di generosità, aggiunge sovrastimando la masseria. Sono i paradossi dell’economia: quello che allora era considerato un bene senza valore, oggi è il gioiello della tenuta. È anche vero che l’immobile si presentava in grave stato di abbandono e anche tutt’intorno c’era ben poco: niente strada, nessun pozzo da cui attingere acqua. Insomma, un mucchio di sassi poco appetibili.

Non darsi mai per vinti
Donato e i soci si rimboccano le maniche e cominciano a produrre soprattutto pomodori, peperoni e altri ortaggi, a cui affiancano un piccolo allevamento di capi da bestiame. La vendita al mercato dei prodotti orticoli è l’unico modo per ottenere liquidità in tempi brevi. Ma i loro sforzi non bastano. Nel ’93 decidono comunemente di vendere. «Dall’80 al ’92 avevamo vissuto nel mondo dei sogni - spiega Fersino -, era mancata qualsiasi tipo di programmazione». Tuttavia, prima di andare dal notaio, l’imprenditore ha quello che lui stesso definisce «un momento di lucidità». Coinvolge il fratello, chiede ai genitori e, alla fine, liquida i due soci e si accolla tutto. Per far cassa ha una nuova ipotesi: la costruzione di tre ettari di serre grazie anche a un finanziamento della Regione Puglia. Nel frattempo, decide anche di iscrivere “Le Stanzie” all’albo degli agriturismi. L’idea è quella di sistemare uno dei locali del rustico e di affittarlo ad altri affinché vi possano svolgere attività ricettiva sulla base della legge regionale in materia. Non si presenta nessuno, mentre invece un produttore di orticole gli chiede di prendere in affitto una parte delle serre. L’affare si fa, ma ha vita breve. Nel 1999 una tromba d’aria distrugge le serre. Ma, anche dopo questo evento, Donato Fersino non si dà per vinto. Con l’aiuto di un paio di ragazze, sistema all’aperto qualche sedia di plastica e un tavolino. Ad agosto, va di persona nelle vie affollate di Gallipoli e consegna a tutti i turisti che incontra un foglietto, scritto di suo pugno, in cui è indicato il nome della masseria e il numero di telefono di casa sua.

Clienti per caso, ma non troppo
Ma i primi clienti non gli arrivano da questa promozione improvvisata. In quel periodo, Casale Sombrino, la struttura attigua alla sua, ha avviato l’attività di ristorazione. È un via vai di macchine che non approdano mai alle “Stanzie”. Fino a quando, all’inizio di settembre, una di queste non si ferma davanti alla struttura. «Era una coppia - ricorda divertito Fersino -. Scendono e, stando a debita distanza, chiedono: scusate, possiamo lasciare la macchina qua? Al parcheggio di Casale Sombrino non c’è posto...». Poi, però, aggiungono: «Se non ci sonoInterno dell’agriturismo “Le Stanzie” tavoli lì, possiamo venire da voi?». Donato si schermisce, vorrebbe quasi dire di no, non ha ancora un menu, non sa bene che cosa servire. E, invece, non solo i due telefoneranno dopo per prenotare, ma a loro se ne aggiungeranno altri quattro. Mangeranno frisedde, pomodori dell’orto e altre pietanze povere della campagna salentina. Quelle che, nel tempo, hanno fatto la fortuna delle “Stanzie”. Ma non solo. «Le persone che vengono in masseria - sottolinea Donato Fersino - non sono affamate di cibo, ma di cultura, di sapere. Per questo, prendendo spunto dalla vita vissuta dall’ultima famiglia che è stata qui, ci siamo inventati delle visite guidate che permettano di far capire da dove veniamo. Perché, alla fine, veniamo tutti da un’economia basata sulla fatica fisica. La masseria è un’entità vivente. Tra queste mura c’è storia, privazione, lavoro, sudore. Non è nostra, ma di chi, tagliando pietra su pietra, l’ha costruita».

Un luogo di passaggio, in cui sostare
In passato, questo luogo ha rappresentato un punto di riferimento per la sosta dei viaggiatori e dei pellegrini che si recavano da San Michele sul Gargano a Santa Maria di Leuca. Il nome “Stanzie” deriva dalla parola latina statio con cui si indicava un crocevia e un punto di collegamento tra diverse strade. Le origini romane del sito sono testimoniate dal rinvenimento nella zona di ceramiche del V-VI secolo dopo Cristo e dalla presenza di un importante tratto viario che, partendo dall’antica Rudie, toccava i territori di Soleto, Cutrofiano per poi giungere a Supersano. In epoche successive, la coltura dell’ulivo ha fatto sì che si scavassero frantoi ipogei, oggi recuperati, nei sotterranei del caseggiato. Infine, la presenza di alcune sepolture, di loculi adibiti a dimora dei monaci basiliani, di numerose cisterne sotterranee per lo stoccaggio delle acque piovane, di fosse granaie di epoca medievale scavate nella roccia chiariscono in che senso la masseria possa considerarsi «un’entità vivente».

Carmelo Greco

Direttore responsabile di Kleos Fabrica, ha lavorato per più di dieci anni a Milano nella carta stampata, per poi convertirsi al digitale. Una conversione che ha interessato anche il suo primo romanzo, Le stagioni di Cavabella.

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