Perché conviene lavorare nell’agricoltura In evidenza

L’agricoltura italiana gode di ottima salute. Lo confermano i recenti dati Istat sulle esportazioni dei prodotti agroalimentari made in Italy che nel 2015 crescono dell’8%, raggiungendo il record storico di sempre a 36,9 miliardi di euro, quasi il doppio del settore degli autoveicoli (fermi a 19,9 miliardi).

Si va da un aumento dell’11% nell’ortofrutta al 10% nell’olio di oliva, dal +9% nella pasta al +6% nel vino, che segna un preconsuntivo annuale di 5,4 miliardi di fatturato oltre i confini nazionali. A conferma che il mestiere del viticoltore, di cui si ci siamo occupati in passato, ha le carte in regola per offrire concrete opportunità di lavoro.

Il made in Italy non va forte solo in Europa. Ci sono Paesi come gli Stati Uniti - il principale mercato di sbocco extracomunitario - dove la crescita stimata per l’alimentare è del 20%. Altri, invece, come la Russia, vedono un crollo del 39% a motivo dell’embargo che ha colpito alcuni prodotti alimentari. È l’unico caso in cui si registra una diminuzione, a fronte di uno scenario complessivo in cui il volume delle esportazioni del settore continua ad aumentare.

Dietro le cifre, emerge il ruolo che sta assumendo oggi la tecnologia applicata al lavoro nei campi, come abbiamo sottolineato in precedenza. Ma anche l’importanza della formazione quale leva strategica ai fini della gestione di un’azienda modernamente organizzata. Le opportunità per formarsi, anche a costo zero, sono tante. Come ad esempio quelle finanziate dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea). Sono opportunità rivolte sia a chi già opera nel comparto e intende migliorare le proprie competenze, sia a chi desidera avviare un’attività nell’agroalimentare o in ambiti affini come quelli del turismo rurale. Lasciarsele sfuggire sarebbe un vero peccato.

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