Maurizio Solieri sul palco del Lug di Casarano Maurizio Solieri sul palco del Lug di Casarano © Enzo De Paola

Un chitarrista rock visto da vicino In evidenza

Bastava vedere le facce dei ragazzi, sabato 9 maggio al Lug di Casarano. Facce contente e stupite insieme. Contente per aver partecipato alla master class con il chitarrista Maurizio Solieri; stupite per aver trovato in lui un interlocutore che non li ha giudicati dall’alto di un piedistallo, ma ha ascoltato con attenzione le loro esibizioni, dispensando consigli e suggerimenti, valorizzando le capacità di ciascuno.

Un approccio, diretto e informale, confermato anche nel dialogo successivo, alla presenza di un pubblico formato da più di un centinaio di persone. L’incontro-concerto con Solieri, infatti, ha inaugurato la Rassegna Talenti, un percorso organizzato da Ascla per stimolare i giovani - mediante il confronto con personalità di spicco del panorama musicale, culturale, sportivo e politico - a scoprire e coltivare le loro attitudini.

«La curiosità è fondamentale - ha detto Solieri rispondendo alla prima domanda su che cosa c’è all’origine del talento -. La musica, come tutto ciò che fa parte della cultura, deve dare godimento. Sono fortunato a essere cresciuto in tempi in cui la gente era curiosa, con meno selfie e più felicità». Non era importante dove si suonasse, racconta il chitarrista nato in provincia di Modena nel 1953, era l’entusiasmo del pubblico a dare impulso alle band. Sono gli anni in cui le radio “libere” danno spazio ai nuovi gruppi che si affacciano sulla scena musicale. Ed è proprio una di queste emittenti, Punto Radio, fondata da Vasco Rossi nel 1975, ad aprire la strada al sodalizio che vedrà sullo stesso palco per quasi 40 anni Solieri a fianco del “Blasco”.

«Allora forse era più semplice - continua il chitarrista -, mentre adesso c’è un appiattimento generale e la gente si accontenta. Ma anche oggi non bisogna pensare di compiacere il pubblico a tutti costi. Quello che si fa deve piacere anzitutto a sé stessi. Il che non significa che non bisogna guardarsi attorno. Ad esempio, tutti i giovani vogliono essere veloci sulla tastiera. Ma dove va a finire questa tecnica che richiede un esercizio continuo di almeno quattro ore al giorno? I pattern velocissimi oggi non hanno mercato in Italia. Delle due, meglio imparare a fare degli assoli di grande gusto, di grande melodia». Come quelli, ad esempio, di Jeff Beck, Eric Clapton, Carlos Santana, mostri sacri che Solieri cita per far capire chi sono i suoi riferimenti.

Ma non è obbligatorio diventare necessariamente degli artisti, «anche se i talent show e i media martellano sul fatto che bisogna essere ricchi, famosi, belli e magri. Intanto, uno deve farsi un esame di coscienza: è meglio che faccia l’architetto o l’attore?». Una domanda che anche lui si pose da giovane, prima di abbandonare gli studi di Medicina all’università di Bologna. Non basta, però, avere un talento. «Bisogna lavorare con il talento che uno ha ricevuto. Nessuno mi ha mai regalato niente. E non è ancora finita». Per dimostrarlo, imbraccia la chitarra elettrica e attacca con Who’s at your door, un brano rock che fa alzare in piedi le persone in sala e infonde alle loro facce un’espressione simile a quella dei ragazzi che hanno partecipato alla master class.

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Carmelo Greco

Direttore responsabile di Kleos Fabrica, ha lavorato per più di dieci anni a Milano nella carta stampata, per poi convertirsi al digitale. Una conversione che ha interessato anche il suo primo romanzo, Le stagioni di Cavabella.

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